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Glenda Costa: Prospettiva vegetale 2022

Di Manuela Sandri

Il rapporto simbiotico fra corpo e natura, fra segno e oggetto, fra l ‘artista e la sua terra, la Sicilia

Le opere di Glenda Costa ci riportano con la mente al contesto degli anni ’60, si leggono citazioni de
” le grand blue ” di Yves Klein, l’artista francese noto per i suoi “Monocromi” , per il “suo” Blu, e per le sue performance, dove modelle intrise di colore blu venivano fatte rotolare su un tessuto steso a terra in plateali happening pubblici pieni zeppi di gente e di fotografi.

Anche Glenda Costa, come Yves Klein ha un rapporto viscerale con i colori – usa pigmenti puri.
Ma il rapporto di Glenda con il colore e il suo corpo e’ piu’ intimo e non demandato a terzi soggetti.

Glenda Costa usa sia il suo corpo come pennello che I “corpi” della natura : fiori, foglie, piante , papiri, pesci, fichi d India, etc.
come caratteri di Gutemberg, creando una sorta di scrittura primordiale. Per imprimere i loro segni sulle stoffe, sulla tela, sulla carta.

Come I bambini quando si divertono a dipingersi le mani e lasciare impronte, nella fase di creazione della propria identita’,
Glenda mette in moto istinti antichissimi rintracciabili anche nell arte muraria primitiva.

Il colore e il suo impiego diventano anche per Glenda una ricerca di stile e un modello filosofico.
L artista considera e tratta la natura, la cultura e l’essere umano come delle entità connesse e indivisibili; le sue tele e la fotografia sono solo mezzi per esprimere tali connessioni.

A questo punto e’ necessario fare un passo indietro nella storia:
“Tutta l’arte del Novecento”, è un’arte che si è sviluppata in atelier, in un contesto urbano, in una dimensione completamente cittadina, ed è solo negli anni ’60 che si sviluppa l’idea di un ritorno alla natura e ad una visione delle cose molto più aperta e meno vincolata all’idea di progresso dell’opera d’arte.

Questo ritorno presupponeva anche un nuovo metodo di lavoro: l’opera d’arte non era più un oggetto staccato dal contesto, ma diventava parte stessa del contesto,
e la materia non più solo un mezzo, ma oggetto stesso della riflessione dell’artista.

Il punto di partenza di questa riflessione e’ molto pratico:
il tema del rapporto con la Natura era stato toccato solo marginalmente dall’arte del Novecento e come allora, mai come oggi si sente l esigenza di riappropiarsi del rapporto con una natura benigna
che tutti i media ci propongono invece solo come come NATURA/ MADRE maligna e MATRIGNA generativa solo di catastrofi. Alluvioni, inondazioni, scioglimento dei ghiacci, innalzamento delle temperature… (causate naturalmente dallo sfruttamento scriteriato dell uomo) ossessionano la comunicazione mainstream.

Ma e’ nella Natura della donna e dell essere umano in generale, sentire e desiderare fortemente un rapporto sano, nutriente con la MADRE TERRA, con la sua terra madre.

Il rapporto tra Natura e Cultura è, del resto, centrale non solo per Glenda Costa ma per tutti gli artisti che animarono il movimento dell’Arte Povera, negli anni 60 in Italia
“povera”, secondo il termine coniato nel 1967 dal critico d’arte Germano Celant, a Torino, dove Glenda stessa ha abitato.

L arte povera presuppone una atteggiamento inteso non soltanto come pratica artistica, ma anche nel senso letterale del modo di comportarsi:

“predilige l’essenzialità dell informazione, che non dialoga né col sistema sociale, né con quello culturale/ artistico,

aspira a presentarsi improvviso, inatteso rispetto alle aspettative convenzionali.

E’ un vivere asistemico, in un mondo in cui il sistema è tutto.
Essendo quello dell’arte povera un approccio anticonvenzionale, tali sono anche i materiali: che diventano quindi “poveri”.

Foglie, fiori, papiri, polipi, pesci, il famoso pesce spada, sono tutti elementi che Glenda trova in natura e che caratterizzano fortemente l’ identita’ della sua terra di origine, la Sicilia, e quindi la sua natura come di persona.

Qui La terra e’ Intesa come terra madre, come terra che nutre e che ha dato I natali.

Non una terra qualsiasi, non una natura Intesa come Pianeta terra, ma una natura Intesa come la la Propria terra, la propria Identita’, le proprie Radici.

Glenda tratta questi elementi: fiori, foglie, papiri , pesci, come pennelli. Intrisi di colore monocromo blu, rosso, nero, li tratta per
Imprime le loro forme, le loro reminiscenze, su una tela, su una stoffa, per fissarne l’ essenza.

L’ aspetto decorativo e’ anche rilevante, dato che Glenda nasce come designer di moda, ma e’ uno step successivo, e coinvolge una parte meno viscerale ma ugualmente importante per la formazione dell’ Artista.

Come i papiri e le foglie e i pesci, allo stesso modo Glenda tratta il suo corpo, come un mezzo per imprimere una forma , natura in mezzo alla natura.

Ricercando così il completo ritorno e fusione della sua essenza con l’ essenza della natura che la circonda. Che lei ricerca in lunghe passeggiate e interventi in mezzo ai boschi e alle campagne siciliane.

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