Tiziana Cera Rosco

Tiziana Cera Rosco (1973), poetessa e artista, nasce a Milano ma, cresciuta nel Parco Nazionale d’Abruzzo, porta nella sua scrittura e nelle sue opere tutto il retaggio della sua terra paterna e il misticismo metaforico che viene dalle Sacre Scritture vissute in un luogo cosi particolare. Ospite di numerosi festival nazionali ed internazionali sia di poesia che di arte, per anni ha portato la parola poetica in luoghi di eremitaggio e solo tramite voce. Ha pubblicato: Corpo Finale (Lietocolle/pordenonelegge, 2019) è la sua ultima raccolta che racchiude 10 anni di produzione, Commento Alla Sette Ultime Parole Di Gesú Sulla Croce (Papero, 2017) Dio IL Macedone (Lietocolle 2009), Il Compito (La Vita Felice, 2008) a cura di Milo de Angelis, Lluvia (Lietocolle, 2006), Il Sangue Trattenere (Atelier, 2003), Calco Dei Tuoi Arti (Lietocolle, 2003) a cura di Giuseppe Conte e Giampiero Neri. Diversi sono i monologhi per teatro che accompagnano le sue opere artistiche. Lavora con la fotografia, la scultura e la performance.

“I m an artist, but poetry is the bone of my existence. Thus is my work and my consequence” –

Tiziana Cerarosco
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Quando mi si chiede di presentare la mia poetica sono disarmata: non ho teorie da offrire e non ho motivi. Ho i miei fatti che sono le poesie, la mia selvaggina, e le mie opere che sono le mie preghiere. Ossia l’intero armamentario del mio corpo, questo sì. Ad interrogarle io stessa, aprirei delle voragini che inonderebbero le cattedrali e chi legge, a volte me compresa, non è pronto. Chi è pronto è già un testimone per sua stessa educazione e vocazione e sa che siamo qui per testimoniarci tutti. Questo per me è il grado violento della scrittura che nessuna prosa deve osare ammorbidire.
Le immagini che ho realizzato credo siano spesso più chiare delle mie parole, perché queste ultime portano un enigma non risolvibile, magnetico e anche molto fragile. Non si fissano. Come ti avvicini per dire appena un po’ di più, come circumnavighi l’enigma sbagliando di un grado le nebulose coordinate, esci fuori magnetismo, diventi il centro della distanza e il linguaggio collassa.
Quando mi si dice se mi occupo del tema del corpo, mi sembra un argomento che desidera la mente, non il linguaggio.
Io so che cerco di accoppiarmi disperatamente con qualcosa che mi completa in maniera invisibile. È questo il corpo? Il linguaggio per me è questo tentativo.
Ma il linguaggio tutto, anche quello fotografico, scultoreo, performativo:
tutto lavora ad un’unica opera che è il motivo per cui resisto nello strazio della parzialità, muovendomi tra i mondi.

Così sola
Così vicina a me
Cosi tremendamente vicina a me da rompere la stella fissa
Così addolorata del liquido
Così riversata nell’universo
Così lontana
Così lontana da me
Nei globuli di una costellazione.
Così universo.

Poesia tratta Da “Il corpo Finale” raccolta di poesie di Tiziana Cerarosco

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